Yara Piras, vincitrice dell’edizione 2021 del Premio Fondazione Adolfo Pini – ReA! Fair, a cura di Adrian Paci, espone La Prima, la sua prima mostra personale. La giovane artista racconta la sua arte, basata su una ricerca legata alla proiezione e alla pellicola e al loro divenire scultoree, tra ossessioni e profonda passione.  

videoproiezione_2021_Yara-Piras_courtesy-l’artista-1.jpg

La tua mostra dal titolo La Prima è attualmente esposta in Fondazione Pini, in essa sviluppi concetti legati alla proiezione e alla pellicola, le rendi scultoree,  me ne vuoi parlare?

Le tre opere esposte nella sala principale della mostra sono state scelte, insieme a Adrian Paci, curatore della mostra, perché tutte e tre riflettono sul concetto di proiezione. Troviamo Proiezione in difficoltà, una videoscultura composta da 40 diapositive che vanno avanti a ciclo continuo di fronte a tre ostacoli materiali. Plexiglass trasparente, plexiglass opaco e infine una lastra di alluminino semi riflettente tramite la quale la proiezione si rispecchia sul muro. Esistono poi altre difficoltà di cui la proiezione si deve fare carico, quali la distanza tra i pannelli, il fuoco e le tempistiche in cui sono state scattate le fotografie, alcune infatti sono state scattate a 1/60 altre 1/125 e altre a un secondo, quindi di conseguenza le diapositive saranno mosse, sfocate o perfettamente visibili. In Cinemà, invece rifletto sul concetto di proiezione che da larga scala ( classico formato cinematografico ) viene ridotta in piccolo formato. Infatti il film viene proiettato su un telaio di diapositive di 35 mm dove lo spettatore si deve avvicinare all’immagine che lo invita ad entrare in intimità con la pellicola. 

Il-cinema-una-finestra_installazione_2020_Yara-Piras_courtesy-l’artista.

 Il Cinema, una finestra invece è un’installazione dove la proiezione è assente, il soggetto è una Bolex completamente trasparente davanti a una finestra di plexiglass dove il testo recita il cinema, una finestra. La cinepresa è stata quindi snaturata dal concetto per cui è stata pensata, essendo trasparente non può accogliere alcuna pellicola fotosensibile. Questo lavoro quindi fa affidamento a una proiezione mentale, lo spettatore decide che cosa inserire dentro la “pellicola” e cosa proiettare fuori dalla finestra.

Mentre nella seconda sala si sviluppa la tematica della pellicola come materiale. Sbandierare ai quattro venti è un’ installazione composta da quattro sculture. Spicca l’immagine della bandiera che al suo interno contiene frame di pellicole cinematografiche censurate ai tempi del fascismo. Possiede in sé un’immagine politica, poiché tratta di un argomento che io ritengo molto attuale in Italia e considero sia ancora molto sentito ed attivo; dal mio punto di vista è uno stigma ancora da abbattere.

Cinemà_videoproiezione_2021_Yara-Piras_-courtesy-l’artista

Cinema solitario:

Cinema Solitario è un lavoro site specific pensato per Fondazione PIni. E’ un lavoro che ho fortemente voluto, desideravo che al fruitore arrivassero le emozioni e i turbamenti che ho vissuto durante la generazione dell’opera. Per questo motivo è un’opera sia emotiva ma anche molto fisica. Inizialmente l’audio è molto fastidioso, la pellicola si muove ripetutamente con un volume molto alto, questo dovrebbe riportare proprio al concetto di viscere, perché è in quel modo che io sentivo la materia, a livello organico, per poi lasciar viaggiare la pellicola, abbandonandola lentamente a un’immagine astratta. Il video infatti procede nella rappresentazione della bobina priva di immagini, nonostante alcuni frammenti siano lievemente riconoscibili, questo procedimento è accompagnato da un sonoro che si è trasformato in accogliente, si odono voci, echi, che aiutano a materializzare qualche cosa di intangibile, per poi ritornare nell’ultima fase che si può considerare la chiave di lettura di tutto il corto.

 

Oltre a Sbandierare ai quattro venti, hai realizzato anche altre opere politiche, che valenza possiede la politica nelle tue opere?

Ho realizzato Pianto Orientale ai funerali di Mao, mi interessa questo aspetto politico dell’arte, anche se molte mie opere non sono politiche, ritengo che una posizione politica esista in ogni nostra azione. Credo che la posizione dell’artista sia quasi sempre politica, talvolta può essere esplicita, altre volte più velata o poetica, questo non lo esime dal prendere una posizione.

Sbandierare-ai-quattro-venti_installazione_2021_Yara-Piras_courtesy-l’artista. dettaglio

Come sei arrivata fino a qui?

Inizialmente volevo dedicarmi alla fotografia, ma l’immagine pura non la sentivo mia, ero più attratta dal materiale fotografico poi diventato anche filmico per poi renderlo scultoreo, quindi dargli una forma e sviluppare quello che si porta dentro. Il concetto di pellicola, se ci pensi, contiene un immaginario che tutti abbiamo e mi affascinava l’idea di trasferirlo poi in una modalità scultorea installativa dove la pellicola ( e successivamente con l’ampliarsi del lavoro la proiezione )  è per l’appunto divenuta il soggetto. 

Utilizzi oggetti e materiali di carattere analogico, come ti rapporti con il contemporaneo e con i materiali in generale?

Il mio lavoro lo considero molto pulito, in quanto mi sento legata ad una tipologia di arte minimale, sono legata a materiali come il plexiglas, l’ alluminio quindi materiale solido, trasparente e in movimento.  Esso rispetto a ciò che voglio dire mi aiuta molto, comunica il mio messaggio, detiene un significato. Spesso il materiale che uso è anacronistico, ma il contenuto penso sia contemporaneo, mi piace giocare su questa dualità, di modo che l’opera possa vivere in questo tempo. 

Leda Lunghi