Emilie Voka è la nuova direttrice di Artcurial Italia, la casa d’aste che cinque anni fa apriva a Milano a Palazzo Crespi. Emilie Volka si presenta esperta su entrambi i fronti del collezionismo vista la doppia radice culturale italo e francese. Entrata in Finearte nel 2008 si specializza in mobilio antico, approda successivamente a Cambi dove rimane fino al 2015. Ad Artcurial  i suoi scopi principali sono portare il nome della casa d’aste al di fuori dei confini nazionali ed europei,  oltre che rafforzare la liason tra i due uffici di rappresentanza milanese e monegasca.  Ci parla del suo nuovo ruolo  e approfondisce temi riguardanti il collezionismo.

Emilie com’è arrivata a dirigere Artcurial?

La strada che mi ha portata da Artcurial e’ fatta di lavoro e passione per questo mestiere, oltre che di amore per l’arte. Ho conosciuto il mondo delle aste e del collezionismo molto giovane, grazie alla mia famiglia, e da allora mi è sempre rimasto addosso, scritto nel mio DNA. Sono entrata in Finarte nel 2008, mi sono specializzata in mobilio antico lavorando con esperti di altissimo livello, da cui ho cercato sempre di trarre quante più lezioni possibili. Nel 2012 sono poi approdata da Cambi, proprio nel momento in cui la casa genovese apriva a Milano i battenti dell’ufficio che ho diretto sino al 2015.  Ho sempre lavorato in modo professionale e, spero, ponendo attenzione agli aspetti più umano del lavoro. Penso che sia soprattutto questa la mia carta vincente. È un mondo dove si commercializza arte, ma il valore delle opere e degli oggetti non è solo economico, quindi bisogna avere, oltre a una conoscenza della materia, una buona capacità di costruire rapporti basati sulla fiducia e ci vuole tanta delicatezza in questo e molta attenzione.

Poi, ho avuto anche una certa dose di fortuna, perché Artcurial mi si è presentata con una chiamata, un giorno, per caso. Cercavano una figura italiana che potesse essere ambasciatrice della casa d’aste francese più importante d’ Europa in Italia e sono stata felice di intraprendere questa nuova avventura.

 

Grazie alla sua doppia radice culturale italiana e francese, conosce bene i collezionisti di entrambi i paesi, può dirmi dove si differenziano?

Probabilmente, le mie origini sono state determinanti per il mio ingresso nella famiglia Artcurial. Il nostro lavoro è fatto anche di contatti, relazioni personali, marketing e attività di advisor.

Non mi pare ci siano grandi differenze tra queste due culture. Siamo due popoli amanti dell’arte e i nostri gusti sono per certi versi affini. Forse i francesi sono più aperti a lasciarsi affascinare da nuove proposte, spesso più difficili da presentare al pubblico italiano. Pensiamo a un campo come l’Arte Urbana Africana contemporanea: a dicembre presentiamo la seconda asta su questo tema e con prezzi e risultati sorprendenti, in Italia non ho ancora visto nulla del genere.  Poi c’è anche da dire che il mondo delle aste nello specifico è molto più familiare ai francesi che lo frequentano anche per ragioni diverse dal collezionismo. Pensiamo anche solo alle House Sales, molto più frequenti in Francia.

Quale ruolo intende dare alla sede milanese di Artcurial, quali obbiettivi si prefigge?

La sede milanese ha già un ruolo specifico, che è quello di essere il punto di riferimento per i collezionisti italiani. In questi 5 anni di attività è stato svolto un ottimo lavoro di costruzione di rapporti, sia con i clienti, sia con la rete di istituzioni e spazi presenti sul territorio. Il mio obiettivo è quello di rafforzare questi contatti e dare vita a nuove occasioni di scambio e collaborazione.  In particolare, ci interessa inserirci come attori attivi all’interno delle dinamiche culturali che la città propone, con un calendario di appuntamenti che sia in sintonia con questo ritmo. Miriamo poi a espandere la nostra influenza lungo tutto la Penisola, raggiungendo i collezionisti nei centri periferici, portando la nostra professionalità in tutta Italia. Ma non ci limiteremo a questo, l’idea è idi portare l’Italia al di fuori dei suoi stessi confini, in primo luogo intensificando gli scambi con gli altri uffici di Artcurial in Europa e nel mondo, a partire dai nostri vicini di Montecarlo.

Agave sul mare Giacomo Balla

ll lavoro pre-futurista Agave sul Mare di Giacomo Balla è andato in asta a Parigi il 27 novembre per i cIinque anni di Artcurial in Italia, ne vuole parlare?

Si tratta di un’opera molto affascinante, presentata qui a Milano dal 15 al 18 novembre, che ha riscosso ampio interesse da parte del pubblico. Le porte spalancate del nostro spazio espositivo hanno permesso a chiunque passasse dal trafficatissimo Corso Venezia di ammirarne lo splendore.

L’opera è stata realizzata nel 1908 e, sebbene si tratti del Balla prefuturista, quindi sostanzialmente un pittore puntinista aggiornato sulle temperie moderne d’oltralpe, è un’opera chiave per comprendere il passaggio al Futurismo. Realizzato sulla terrazza della sua villa ad Anzio, Giacomo Balla cercava il movimento, la composizione è dominata da dinamismo e vivacità, possiede in nuce il seme di quella ossessione verso il moto che lo porterà a definire un linguaggio unico.

C’è sempre stato un tabù nei confronti delle case d’asta secondo lei perché? 

Più che di tabù, parlerei di scarsa informazione. Solo negli ultimi anni la realtà della casa d’aste è diventata familiare in Italia, grazie alla nascita di realtà locali e al conseguente potenziarsi della comunicazione rivolta non soltanto agli specialisti del settore, ma anche al grande pubblico, dando l’opportunità a tutti di conoscere questo mondo.

Nota un cambiamento nel mondo del collezionismo?

Con le nuove generazioni il collezionismo si sta espandendo in più direzioni, i giovani sono più propensi a conoscere e a lascarsi appassionare da cose diverse, come per esempio i fumetti e il design.

Leda Lunghi